Esperienze dalla CIIE: Intervista a Daniele Chiappa, Direttore Generale di RIE - imprenditore italiano che ha partecipato alla China International Import Expo 2020

 

 

Daniele, vuole raccontarci di che cosa si occupa e come è nato il Suo interesse verso il Paese di Mezzo?

Ci occupiamo di esportazione di prodotti "Made in Italy" in tutto il mondo, in particolare la Cina è uno dei mercati principali per la capacità di riconoscere ed apprezzare l’Italia. Come esportatore non posso prescindere dalla Cina, ci si deve però preparare in modo adeguato. Ho impiegato anni per passare dalla semplice cortesia ai veri affari, ma è un cammino che va intrapreso con costanza.

La Cina viene abitualmente percepita come un enorme mercato di sbocco, ma viene contemporaneamente approcciata con esitazione, diffidenza, quasi come una minaccia. A Suo avviso rappresenta davvero un buon mercato?

Sì, in effetti tende ad esistere una condizione di scetticismo nell’approcciare la Cina come partner commerciale. In un certo senso tale scetticismo può essere comprensibile data la diversità dell’interlocutore, di conseguenza avviare contatti con partner poco conosciuti, o che si comprendono poco, può risultare come una sorta di salto nel buio. Tuttavia, io sono convinto che sia proprio all’interno della diversità che si creino le condizioni necessarie per un dialogo costruttivo. Io lavoro con la Cina ormai da quindici anni e, nel mio caso, ha rappresentato un mercato ricco di possibilità. 

Quali difficoltà si riscontrano nel far commercio di prodotti di lusso?

Io sono convinto della solidità dell’immagine dei prodotti "Made in Italy". Il cliente cinese è perfettamente in grado di riconoscere la qualità dei brand italiani, in quanto viene associata alla grande cultura e tradizione che contraddistingue il nostro Paese. Personalmente, fornisco prodotti “Made in Italy” ad una serie di clienti tra i più disparati, catene di supermercati cinesi, studi di progettazione, ma anche  milionari appassionati della nostra qualità, compresi gli arredamenti di case e uffici in quanto la mia azienda tratta, oltre all’alimentare, anche l’interior design. In pratica, vendo di tutto. È proprio questo il punto, dobbiamo puntare sulla nostra qualità in modo da distinguerci all’interno di un mercato molto ampio. Questo è quello che possiamo fare dalla nostra parte; per il resto, dobbiamo avere fiducia nella capacità degli imprenditori cinesi di riconoscere il valore di ciò che gli viene proposto. 

In questa era di digitalizzazione e di shopping online, risulta ancora utile partecipare ed esporre i propri prodotti a fiere che si tengono dall’altra parte del mondo? O si tratta a suo avviso di attività rese superficiali dalla tecnologia contemporanea?

Come detto prima, io lavoro con la Cina da quindici anni, ho studiato la lingua e solitamente mi reco in loco dalle cinque alle sei volte all’anno per tenere vivi i contatti personali, quelli che in mandarino si chiamano " 关系 " (guanxi). Ebbene sono convinto che non ci sia tecnologia che possa soppiantare tali legami. Lo scorso ottobre/novembre è stato estremamente complicato per me recarmi di persona a Shanghai, alla China International Import Expo, però ne è valsa la pena. Ho raccolto un numero eccezionale di ordini. Così tanti che ho dovuto chiedere agli imprenditori cinesi di avere pazienza, perché il lockdown ha rallentato vari settori produttivi in Italia.

Può raccontarci brevemente la Sua esperienza alla China International Import Expo?

Ho conosciuto la fiera grazie ad AICE che con la Camera di Commercio Italo Cinese aiuta e coordina gli espositori italiani. La fiera in quanto tale è stata molto positiva, grande interesse e concreti risultati, ma è costata un enorme impiego di tempo e risorse in periodo Covid. Ho affrontato una quarantena in ingresso e lunge verifiche sanitarie che per garantire la doverosa sicurezza hanno trasformato la fiera in un’enorme bolla Covid-free. La risposta c’è stata e la clientela ha dimostrato grande attenzione. La CIIE è una manifestazione enorme e molto complessa, va preparata e sostenuta da un approccio elastico che permetta di rispondere a tutti gli imprevisti (ci sono) che possono accadere quando si è lontanissimi dalla propria sede.

Cosa si sente di dire agli imprenditori che ancora oggi guardano alla Cina con scetticismo?

Credo sia difficile dare un consiglio simile. Ci sono naturalmente moltissimi fattori di cui tenere presente. Però mi sento di fare due raccomandazioni: 

la prima, è che credo sia comprensibile esitare nell’approcciare mercati esteri, tuttavia vorrei trasmettere un messaggio di rincuoro: non c’è nulla di cui essere intimoriti. Parlando per esperienza personale ci sono enormi vantaggi da cui trarre beneficio, tutto sta nel saperli cogliere. 

E qui arriviamo alla seconda raccomandazione: sì, è un mercato che offre numerosissime opportunità, ma allo stesso tempo è necessario conoscerlo per potersi destreggiare abilmente. Non bisogna mai pensare di approcciare la Cina come se fosse un Paese a noi noto. Ha tradizioni culturali ben radicate e logiche commerciali molto diverse dalle nostre. E’ per questo motivo che raccomando a tutti gli imprenditori di affidarsi ad enti ben riconosciuti anche a livello governativo cinese e con un forte expertise. La Camera di Commercio Italo Cinese è sicuramente l’organizzazione per antonomasia, la cui mission è proprio quella di offrire assistenza a noi imprenditori. Eventi come la CIIE permettono di affacciarsi sul mercato cinese, ottenere enorme visibilità e cominciare a formulare impressioni, considerazioni e soprattutto esperienza sulla quale cementare i prossimi passi.

 

 

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